Mediopolis

Come scrittore, cazzo, sono tipo Cechov. Cechov aveva assolutamente ragione. Un racconto puoi scriverlo su quel cazzo che ti pare, di argomenti ne hai quanti ne vuoi. Prendi una professione qualsiasi, ad esempio, il medico. Perfetto. Un chirurgo, cazzo, sta facendo un’operazione. E nel paziente riconosce il suo rivale, l’uomo con cui l’ha tradito sua moglie. Il chirurgo, cazzo, si trova davanti al dilemma morale. Salvargli la vita o tagliarglielo!… No, cazzo, questo sarebbe troppo, sarebbe un eccesso… Insomma, il chirurgo indugia, poi prende il bisturi e fa il miracolo. Il finale, cazzo, fa così: “a lungo, molto a lungo l’infermiera lo seguì con lo sguardo…”.

Sergej Dovlatov - Il parco di Puskin

Denti

Prima o poi ve la faranno pagare a tutti brutti bastardi capitalisti svenduti ad un dio denaro sporco e cattivo trasformisti chini al potere ma con chi credete di avere a che fare, io va a finire che faccio una cosa che poi mi pento ma solo Iddio può capire se non ho ragioni da vendere maledetti farabutti, che vi credete che sia pazzo? Non avete idea di cosa son capace e non vi pensate che sia solo, perché di persone che la pensano come me là fuori è pieno e anche di quelli che non si limitano a parlare ma che tra una parola e l’altra «zac» tiran fuori l’arma bianca e dopo vi voglio vedere fare i farabutti ancora con quelle facce pulite e i capelli chi con la brillantina chi con la riga e tutti lisci lisci senza rughe e profumati che sembrate dei morti senza anima e personalità, ma un uomo, dico, ma cosa ci avete in testa? Ma un specchio in casa che non vi deformi l’avete? Ma non capite che essere uomini è tutta un’altra faccenda e vi giuro che se le cose si metton male non potete trovare scuse e no eh? troppo facile, io son anni che vi dico come stanno le cose, cosa dice la gente, ma se voi signori pensate di continuare in questo modo, be’ vi siete messi nei pasticci da soli, non so come andrà a finire, ma credo proprio io che finirò il resto dei mie anni in galera, si in galera senza libertà ma con una pace nel cuore brutti farabutti capitalisti ex socialisti svenduti trasformisti i peggiori dall’unità di Italia siete voi che mi avete fatto vergognare io che ero partigiano ma non sapevo nemmeno cosa volesse dire partigiano io lo facevo perché era giusto ero come Bube io (mai avuta una ragazza così bella che era la mia preferita la Cardinale) errori ne ho fatti ma voi che ne sapete, avete mai letto qualcosa che non siano le vostre sporche leggi spazzatura, io non ero mica comunista che non c’entra niente l’ideologia c’entra solo la giustizia e uno quando le cose non vanno per il verso giusto mica ci pensa, mica sta li a cercare nella memoria i libri che ha letto, mica pensa a Gramsci, non serve, è superfluo, che le cose non vanno lo sente porco Giuda lo capisce come quando hai fame, bisogni primari cazzo, statemi a sentire, ma lo capite o no che quello che fate, ecco è come se ci date delle bastonate sul naso.

(foto: ego[s])

Office Desk Tablescrap

Ieri sera, dopo che ci siamo sentiti al telefono, (non sapevamo che dirci ieri, vero?) poco prima di addormentarmi, ho fatto un breve calcolo, anzi avrei voluto farlo, ma poi non avendo la calcolatrice (perché ero già a letto con la luce spenta) alla fine non ci sono riuscito (non sono bravo in matematica) ma credo che nemmeno la calcolatrice mi sarebbe stata d’aiuto. Ad ogni modo, il calcolo che mi era venuto in mente era questo: allora, io come sai conosco poche persone in assoluto (non suggerirmi di uscire di più e tantomeno di frequentare qualche corso, non è questo il momento) e di queste solo pochissime (una piccolissima parte) mi racconta i propri fatti personali, ebbene, tra queste pochissime persone, all’interno di questa piccolissima parte di persone che conosco, ecco ne ho conosciute tre (forse quattro) che mi hanno raccontato che spesso si rinchiudono nei bagni del loro ufficio, durante l’orario lavorativo. Si chiudono e sai che fanno? Piangono. Piangono a dirotto perché non stanno bene. Ti rendi conto?

Secondo te, in questo preciso momento, quante persone a Milano sono chiuse in bagno, in ufficio, a piangere?

Un fruscìo un rumore costante tipo una zanzara ma con le ali più grandi, le frequenze basse di un motorino in lontananza, simile ad una stazione radio che non trasmette da anni ad una sega elettrica che taglia alberi secolari e bagnati, una lastra di carta vetro che struscia su un muro grigio e grezzo la gola di un uomo che resta paralizzata mentre si raschia la gola, insomma uno «sccccccccscccccc» costante e continuo, io ti dicevo che era una mia fissazione e che avevo paura di impazzire e tu per farmi contento dicevi che lo sentivi anche tu, che non dovevo preoccuparmi, che quel rumore, quel fruscìo, era il rumore di sottofondo del mondo, allora io ho controllato, sono fatto così non che non mi fidi di te, insomma ho fatto le mie ricerche e ho scoperto che quello che tu chiamavi sottofondo del mondo si chiama diversamente, si chiama «radiazione cosmica dell’universo» ma questo non ha importanza, però sai che da quando l’ho saputo, ecco volevo farti sapere che, in effetti, da quel giorno, io non lo sento più quel rumore e volevo ringraziarti.

Ma tu, invece, dimmi, lo senti ancora?

Ha risposto al telefono con una voce molto delicata, una dolcezza che non aveva mai avuto nella voce prima di allora. Era come se avesse dovuto attraversare un ponte a piedi per usare il telefono o magari il telefono era a un’estremità del ponte e lei era dall’altra e copriva la distanza con una prolunga di morte.

Mi sa che quello che sto cercando di dire è che la sua voce aveva un delicato chiarore, come una candela che brucia in un’immensa cattedrale tenebrosa costruita per una religione mai definita e per questo mai aperta al culto.

Mi ha detto quanto le aveva fatto piacere il telegramma, quanto era bello e che dovevo scrivere altre cose del genere e poi ancora quanto era bello. Questo è ciò che diceva il telegramma: LE PAROLE SONO FIORI DI NIENTE. TI VOGLIO BENE

“Mi ha fatto stare bene” ha detto. “Era bellissimo. Ti prego, scrivimene ancora.”

Richard Brautigan

Soft Moon - Circles

Mi piacciono gli sperimentalismi quando non sono troppo sperimentali, o meglio, quando fingono di esserlo.

astrazione

Io ho sempre pensato che astrarre fosse determinate per completare un ragionamento che avesse senso e invece mi trovavo sempre invischiato in discorsi che naufragavano in considerazioni personali che riguardavano la tua esperienza e entravi in dettagli da cui poi non era più possibile uscire se non prima di aver sciolto la matassa di domande e quesiti che si formavano e che richiedevano una risposta e io, credimi, io avrei voluto dirti che se provavo se solo cercavo (senza essere sicuro di poter rispondere anzi con il rischio di pormi nuove domande) se solo avessi tentato di rispondere alle tue domande (qualche idea mentre parlavi mi veniva) magari anche a quelle sottintese (che erano molte, tante quante quelle esplicite) non saremo mai potuti andare avanti nel nostro ragionamento, capisci che passare da una questione ad un’altra senza una logica, senza essere consapevoli di dove stiamo andando con le parole è rischioso? Perché alla fine io e te, e non è la prima volta, anzi credo che sia sempre… cioè da quando ci siamo conosciuti che è così, io e te dicevo, non riusciamo mai a venirne a capo non riusciamo mai a concludere nulla non riusciamo a essere soddisfatti dei nostri dialoghi perché sentiamo, anche se non lo diciamo, (è una cosa che non ci siamo mai detti) ma sappiamo - percepiamo - che quando parliamo (io e te) ecco resta sempre qualcosa di irrisolto, qualcosa di inespresso, qualcosa che andrebbe finito ma sappiamo benissimo che non lo faremo mai perché dobbiamo sempre fare delle cose e dobbiamo - siamo costretti dalla vita - ad interromperci, andare a fare la spesa o forse preparare la cena, per cui ci blocchiamo e non inizieremo mai più l’argomento lasciato a metà -sospeso- e tutte quelle domande senza risposta resteranno per sempre tali.

Lo sai questo, vero?

(…) Questa maggiore attenzione al mondo esterno ha significato, anche, una  riabilitazione della nozione di “verità”, che i postmoderni ritenevano  esaurita e meno importante, per esempio, della solidarietà. Non  considerando quanto importante sia la verità nelle nostre pratiche  quotidiane, e quanto la verità sia intimamente connessa con la realtà.  Se uno va dal medico, sarebbe certo felice di avere solidarietà, ma ciò  di cui soprattutto ha bisogno sono risposte vere sul suo stato di  salute. E quelle risposte non possono limitarsi a interpretazioni più o  meno creative: devono essere corrispondenti a una qualche realtà che si  trova nel mondo esterno, cioè, nella fattispecie, nel suo corpo. Maurizio Ferraris

(…) Questa maggiore attenzione al mondo esterno ha significato, anche, una riabilitazione della nozione di “verità”, che i postmoderni ritenevano esaurita e meno importante, per esempio, della solidarietà. Non considerando quanto importante sia la verità nelle nostre pratiche quotidiane, e quanto la verità sia intimamente connessa con la realtà. Se uno va dal medico, sarebbe certo felice di avere solidarietà, ma ciò di cui soprattutto ha bisogno sono risposte vere sul suo stato di salute. E quelle risposte non possono limitarsi a interpretazioni più o meno creative: devono essere corrispondenti a una qualche realtà che si trova nel mondo esterno, cioè, nella fattispecie, nel suo corpo.

Maurizio Ferraris
George Maciunas

George Maciunas

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